Il Personaggio

GIORGIO ZUCCOLI

Dal Tornato al 49er. Scopriamo insieme all'esperto velista il nuovo skiff olimpico.
di Germano Scargiali
"A desso farò tanto Fortyniner. Lo skiff mi appassiona sinceramente e, inoltre, per restare fedele al mio ruolo di importatore per l'Italia di questa nuova barca, devo sperimentarne di persona tutti i fondamentali segreti". Chi parla è Giorgio Zuccoli, da anni fra i più bravi velisti del giro azzurro.
Hai quindi dimenticato il tuo amore per il Tornado, che ti ha fruttato nel 1991 un titiolo mondiale che rappresentò una conquista per tutta la vela nazionale?
"No. Non esageriamo. Continuerò a far regate, anche con il Tornado. Ne ho in programma un paio a brevissimo termine. Inoltre, c'è un'età per ogni cosa. Credo che l'età media del 49er si assesterà a livelli ben più giovanili di quelli cui io appartengo. Però, se fossi più giovane, non esiterei certo a lanciarmi in questa nuova attività".
Oltre ai successi ottenuti con i catamarani, quali sono le vittorie che ricordi di più?
"Chi mi conosce sa bene che le gare sui Tornado sono soltanto una parte della mia attività. Faccio regate da tanto tempo. E' necessario ricordare che ho vinto tre volte a Kiel? Ma, sinceramente, tendo a dimenticare i bei piazzamenti ottenuti in passato. Anche se sono stati tanti. Non è così per le affermazioni più recenti. L'anno scorso, ad esempio, è stato molto importante per me vincere l'europeo del Melges 24, sia per le caratteristiche innovative della barca, che per il valore degli avversari".
Parlaci un po' del Melges: può essere considerato una barca d'altura?
"Soprattutto è una barca da gara. E' una barca velocissima con il bompresso retrattile e tanta superficie velica, che applica, in pratica, la stessa filosofia del 49er ma a livello di cinque uomini di equipaggio. Non è facile starvi degnamente al timone. Parlo, ad esempio, dell'assecondare gli uomini in virata e strambata...".
E il 49er? Ci appassiona un po' tutti ma, per molti, è un illustre sconosciuto...
"Vi assicuro che è una barca bellissima, posside una logica precisa e, nel suo campo, non presenta "buchi". Ovviamente, è necessario un periodo di apprendistato per conoscerne le caratteristiche, le reazioni improvvise, per impararne la tecnica".
Parlaci un po' di queste reazioni improvvise.
"Vedi, in tante e tante situazioni occorre manovrare in modo opposto a quello tradizionale. Ad esempio, a bordo di queste barche, un ruolo fondamentale viene svolto dal vento apparente. Prendiamo la randa: di lasco, con lo spi asimmetrico in funzione, va cazzata più che di bolina. Non si può pretendere di portare uno skiff al meglio dall'oggi al domani".
Chi è avvantaggiato nell'apprendere più facilmente?
"Sinceramente, credo che all'inizio di quest'anno non fossero più di mezza dozzina gli equipaggi italiani che sapessero condurre uno skiff. Credo che possa trovarsi molto meglio chi ha, al contempo, esperienza di deriva e di catamarano e, magari, un po' di surf".
Ma allora è veramente difficile da portare?
"No. Non direi. E' solo questione di pratica. Ad esempio, alcune manovre sono più semplici rispetto a una barca tradizionale. Prendiamo la scotta dello spi asimmetrico: regolata una volta, all'inizio di un bordo, rimane ferma fino alla fine. Lo stesso dicasi della scotta del fiocco. Altre cose, come l'utilizzo delle terrazze e del doppio trapezio, richiedono una certa pratica. Ma, se dovessi dire ciò che la barca richiede di più, parlerei della massima concentrazione possibile".