Lo Sport in Sicilia, ambizioni e limiti
Dove c'è un campione c'è altro...Esistono discipline per così dire minori in cui vi sono atleti che si sacrificano e si prodigano oltre ogni immaginazione ed a volte con risultati altrettanto entusiasmanti anche se poco o nulla pubblicizzati. D i solito, salvo rare eccezioni, dove c'è un campione c'è altro: una struttura, un gruppo, un'attività di gruppo. A Palermo esistono alcune scuole famose. Quella di mezzofondo e quella di vela. Di windsurf in particolare. Nessuna delle due nasce a caso. La scuola di mezzofondo vanta tradizioni gloriosissime i cui risultati strabilianti e plateali (vedi Zarcone, Antibo, ecc.) scaturiscono da umilissimi sacrifici quotidiani. Dagli umilissimi sacrifici dell'allenatore Gaspare Polizzi che macinava centinaia e centinaia di chilometri con la sua modesta e traballante motoretta appresso a Luigi Zarcone, splendido atleta degli anni sessanta. Polizzi e Zarcone erano il polo d'attrazione, l'epicentro attorno ai quali si coagulavano gli interessi e le passioni, si moltiplicava il numero degli atleti che venivano uniti da sofferenza ed ambizioni. Stringevano i denti. Giorno dopo giorno, diventavano campioni. Fino ad arrivare al nostro splendido Antibo che ha vinto tutto, ha strabiliato l'Europa, ha conquistato il cuore di migliaia di italiani. Per chi ha avuto il piacere e l'esperienza di correre ed effettuare alcuni allenamenti con Antibo è ancora vivo il ricordo di quella galoppata dietro al campione la cui falcata ti strabiliava e ti costringeva a sforzi enormi, quando lui andava piano, ma ti riempiva il cuore. Ecco: è proprio questo! il contagio dell'entusiasmo che spinge a lottare e che crea il campione, che ti consente il sacrificio di scegliere tra sforzo, sofferenza fisica e divertimento, giorno dopo giorno, finché ti scopri campione. Quello che vince. Il mondo della vela non è molto dissimile! Costa minore sofferenza fisica (nel senso che non ti costringe all'impresa di un 400 metri tirato allo spasimo), ed è meno faticoso per due motivi. Perché stai ore in acqua, al freddo e perché l'impegno tattico e mentale è enorme per calcolarti i bordi, il vento, l'onda, un percorso influenzato da una serie di variabili che devi valutare immediatamente come se avessi un computer con te. Gran parte delle regate durano dalle cinque alle sei ore lontano da terra, al largo, dove fra una prova e l'altra si aspetta bordeggiando con pazienza infinita, a bagnomaria. A Palermo le scuole veliche, meglio quelle marinare, dalla canoa alle piccole derive, vantano primati di prestigio e primatisti a livello nazionale. Il windsurf poi, non è altro che la conferma di quanto è stato preso in considerazione per altre discipline. A Palermo nasce con un gruppo di antesignani, fra cui un "reduce d'avventura sportiva" romana, Vinci Pottino ed uno sportivo di razza Enzo Baglione, che alla passione per lo sport unisce la passione per tutto quanto costituisce organizzazione (ognuno ha le sue manie!) e qualche altro surfista d'altissimo livello come Carlo Di Fede, ancora oggi regatante nella classe IOR con il massimo dei risultati. Attorno a questo epicentro si coagulano le forze di giovani che abbandonano altri sport, magari più in voga e passano al surf con entusiasmo. Al di là di facili sarcasmi di chi ironizza su "Palermo capitale mondiale del windsurf" (frase in verità coniata con la più grande ed entusiastica lealtà che caratterizza quel personaggio che è Germano Scargiali, il quale l'ha usata per la prima volta sulla rivista "Provincia di Palermo"), il fatto che il windsurf a Palermo abbia uno spazio vitale e che esista una scuola, è talmente fuori di dubbio che è impossibile negarlo senza malizia. (Ogni inverno, ogni giorno dalle due alle cinque, a mare, scorgi sette, otto vele con qualsiasi tempo!) Da questo e non dal caso, nasce Riccrado Giordano (secondo olimpionico palermitano dopo Paco Wirz) capostipite di una nuova generazione di surfisti che hanno ottenuto e debbono tramandare, contro ogni volontà avversaria o nichilista, la passione, la capacità del sacrificio, tramandatagli dai vari Baglione e Pottino affinché non muoia e non si spenga questa fiaccola - simbolo fedele dello sport migliore - nel cuore dei giovani. Sacrificio, fede ed entusiasmo sono gli elementi primari e astratti da cui scaturisce una realtà altrettanto astratta: la coesione che unisce un gruppo di persone, l'intesa che le muove e le coordina per un risultato che astratto non è più. Il risultato, la vittoria tangibile, concreta quanto mai, inconfutabile, spesso apparentemente incredibile tanto quanto lo è stato la medaglia di bronzo olimpica di Alessandra Sensini, la migliore affermazione della squadra italiana. Oppure la vittoria ai campionati europei di Riccardo Giordano. Certo è un fatto! Da un posto come la Sicilia, da Palermo, arriva gente che vince. Arrivano campioni come Bruni e Ivaldi che non sono inferiori a nessuno. Tutto questo accade nonostante la mancanza di oganizzazione sportiva centralizzata degli Enti pubblici, lasciata ai provati: La inesistenza di "vivai", che dello sport sono la base e l'indifferenza per quell'enorme potenziale costituito dalle condizioni climatiche e la bellezza del posto. Insomma è una certezza che a Palermo una scuola di vela esite, tra le migliori, e i suoi atleti ottengono i risultati migliori d'Italia: nonostante la scomoda certezza che a Palermo esiste una organizzazione che è delittuoso non assecondare, favorire, incentivare, contemplando con indifferenza i grandi sforzi altrui.
di David G. Castagnetta